
Rapporto Creat
12 MarzoPiù di 1.800 imprese fallite in Campania nel 2008, con un aumento del 76 per cento rispetto al 2006; ad Avellino l’incremento record di chi ha chiuso la propria attività: più 130 per cento. E’ uno dei dati contenuti nel Rapporto Creat (Centro regionale di analisi territoriale) sull’economia campana, presentato ieri a Città della Scienza. Secondo Roberto Porciello e Giuseppe Lionello, i ricercatori del Creat che hanno presentato il rapporto, per uscire dalla crisi bisogna soprattutto prevedere, fra gli interventi a medio-lungo termine, il potenziamento degli ammortizzatori sociali, la riqualificazione del territorio e delle risorse umane, l’aggregazione delle imprese e politiche di distretto.
Il rapporto Creat, centro istituito da Città della Scienza con l’assessorato regionale al Bilancio. evidenzia anche come negli ultimi anni il prodotto interno lordo regionale, in termini reali, sia cresciuto molto meno della media italiana (5,7 per cento, complessivamente, fra il 2000 e il 2007 rispetto al 7,9 per cento nazionale). Il divario tra Campania e resto d’Italia, in termini di sviluppo economico, è dunque aumentato risultando – si legge nel rapporto – “drammatico in termini di reddito pro-capite; il dato impressionante è che ogni cittadino della Campania avrebbe) avuto a disposizione nel 2007 un reddito pari a quasi la metà di quello dei residenti del Centro-Nord”. A presentare “il termometro” della crisi nelle province campane è in particolare Roberto Porciello, ricercatore di Creat-Città della Scienza, che evidenzia i settori più e meno competitivi nella regione. Fra i settori “in salute”, capaci di reggere sui mercati e sui quali puntare in questo momento sono la cantieristica e i servizi di qualità a Napoli; la nautica, l’artigianato artistico e il turismo a Salerno; il vitivinicolo a Benevento e Avellino e le produzioni agricole di nicchia a Caserta. Il settore agroalimentare è ritenuto competitivo in quasi tutte le province. In difficoltà invece l’indotto metalmeccanico e la gomma plastica nell’automotive (a Napoli), la componentistica meccanica a Salerno; il distretto conciario ad Avellino, la filiera tessile e l’artigianato di produzione a Benevento; la filiera bufalina e il commercio al dettaglio a Caserta. Per quanto riguarda l’incremento dei fallimenti dichiarati in regione (da 1.035 del 2006 ai 1.817 del 2008, più 76 per cento), l’indicatore riflette uno stato di difficoltà del sistema imprenditoriale che ha radici lontane anche nelle caratteristiche dimensionali e organizzative delle aziende. L’incremento maggiore di fallimenti fra il 2006 e il 2008, in termini percentuali, si registra ad Avellino (più 130 per cento) e Caserta (più 119 per cento). Interessante, in termini assoluti, l’aumento registrato a Napoli (da 690 a 1.128, più 63 per cento). Un capitolo dello studio è dedicato in particolare all’analisi della crisi economica. Secondo Roberto Porciello e Giuseppe Lionello, i ricercatori del Creat che hanno presentato il rapporto, “fra gli interventi di medio-lungo termine c’è bisogno di infrastrutture logistiche, riqualificazione del territorio e delle risorse umane, aggregazione delle imprese e politiche di distretto”. Fra i grandi progetti ritenuti più rilevanti a livello provinciale, il rapporto indica lo sviluppo di Bagnoli, Napoli Est e Pomigliano (per Napoli), la realizzazione di grandi piattaforme commerciali, del Porto commerciale, dell’aeroporto, dell’interporto e di infrastrutture di viabilità su strada e ferro a Salerno; l’aeroporto di Grazzanise, l’interporto, la bonifica del litorale, il turismo sostenibile, le energie alternative e gli interventi sulla filiera bufalina a Caserta; il potenziamento delle infrastrutture e reti telematiche a Benevento, e il rafforzamento delle infrastrutture mercantili nella parte della provincia di Avellino confinante con la Puglia.
Così nelle 5 province
Provincia 2006 2008 Incremento
Napoli 690 1128 63%
Avellino 80 184 130%
Benevento 43 43 0%
Caserta 113 248 119%
Salerno 109 214 96%
Campania 1035 1817 76%
Crescono del 76 per cento fra il 2006 e il 2008 i fallimenti in regione. In percentuale, l’incremento record si registra ad Avellino: più 130 per cento.